Io ballo da solo

Io in discoteca non ci sono quasi mai andato. Quando ci andavo ballavo male. Non lo facevo di proposito, è che proprio non ne sono mai stato capace o forse non ne avevo voglia. Preferivo passare il tempo al bar a contare i cubetti di ghiaccio nel cocktail, quasi sempre una Piña Colada.

L’ultima volta che sono entrato in una discoteca andavano ancora di moda i capelli a spazzola e le nike argentate. Molto spesso anche i capelli erano argentati.

Ho frequentato poco quegli ambienti fondamentalmente perchè non ero abbastanza figo da limonare sui divanetti con qualunque cosa respirasse. E poi tutta quella nebbia… dico, ma come facevate a distinguere le cesse dalle gnocche?

Io sono sempre stato un tipo più rock’n roll, più terra terra. Mi bastavano una paio di birre e della buona musica distorta, tutto ciò di cui avevo bisogno era lì, a portata di mano e di orecchie. Ho divorato concerti come fossero patatine e, tornassi indietro, avrei voluto vederne molti di più. Ho sempre amato il profumo dell’erba mischiata al sudore che si respira nei live. Sa di buono, sa di vita e musica.

La discoteca l’ho sempre trovata fredda e triste. Un involucro finto, pieno di luoghi comuni e pessime abitudini.

Che poi sarebbe anche un bell’ambiente se non fosse per la gente, la musica di merda e i cocktail con troppo ghiaccio nel bicchiere.

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Come un calzino spaiato

Per aspera ad astra

Cerebroteso

Sono il figlio illegittimo di Margaret Thatcher e Moana Pozzi.